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Archivi del mese: novembre 2013

Lettera alla vita (prima parte)


Le tue aurore e le tue notti

s’avvicendavano sulle mie gote

come tanti baci da chissà

quale labbra designate.

I miei borghi m’apparivano

in velieri senza nessun lido

e sul mio lago d’innocenza

i cigni divennero falchi.

I latrati dei cani

divennero lo straziato desiderio

d’avviarmi fra le corrotte strade.

Non conobbi dolci sereni Natali

poichè come una falce la miseria

calava e tranciava

su quel poco pane d’amore.

…E si persero fra i pozzi e le distese di grano

le preghiere dei mie a avi,

si persero i miei compagni

in strade lontane

e si perse in pianto mia madre

al mio apparir di poeta…!

Carmelo Caldone

 

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Tratto da: ” i frammenti della mia esistenza”


Conobbi la carezza  della farfalla

e il bacio d’artiglio dell’aquila.

Conobbi il bambino

con l’onda di una tristezza negli occhi

e divenni  mendico ai suoi piedi

tendendogli  la mia mano

in  richiesta del suo sorriso d’oro.

Rividi i miei amici della stazione

che scommettevano con me

su quel  treno che non si sarebbe mai fermato

e conobbi il colore dell’addio nei loro volti

e  nel mio volto.

Conobbi quella donna con l’estro della vita

che fermò le barche irrequiete dei miei versi

nella  palmo della sua dolce mano

e nel semplice sfuggire al mio amore

mi costruì porti di felicità.

Per riconoscenza e solamente per lei

non vorrò mai morire

per non cessare mai d’amarla.

Carmelo Caldone

Presagio di un’incontro


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Presagiva il nostro incontro

ogni ala d’orizzonte

specchiata nei tuoi occhi e nei miei.

Lo presagivano quelle montagne innevate

così vicine a un Dio in dilemma

col suo ottenebrare e poi rischiarire

il confine o non il confine

di un grande amore e il suo passaggio.

Lo presagivano quei cavalli-vento

con lunghe criniere sognanti

ma poi ritornati in recinti gravi

distanti da noi…

Non maledico il fato

come farebbe la tenera sponda

al disastro di un fiume impetuoso

ma benedico ed imploro te

come il figlio della luna

che non vuole la devastante

e completa oscurità!

Carmelo Caldone

Mi ritrovai in una strada


Mi ritrovai in una strada

a raccogliere le parole perdute

tutte radunate

in una corona astratta di fari lontani.

Il mio corpo era avvolto da figure amate

ingigantite nelle vetrine

di quel quartiere posseduto dai sogni.

Venne una signora

che odorava di viaggio

e mi porse un fazzoletto bianco,

mi disse che avevo lo sguardo somigliante

ad un mare che crea solo ombre di chimere.

Non potei ringraziarla

poichè se ne andò d’improvviso

e come il suono di una sirena

lentamente si diluì

nei dedali del povero vivere.

Ognuno stava spoglio

nella propria indifferenza

sulle alte finestre della metropoli.

Sì….. c’erano i ritrovi degli ultimi

ma al contrario di me

s’ erano rassegnati senza più

un briciolo d’astro  nei vestiti.

Casa mia era lontana

ero lontano anch’io da me stesso.

I miei cari li lasciai  aspettare

per donar loro il senso

di un amore infinito che sfiora la follia

e quel che fu strano e terribile

non mi capirono

e non mi capì nemmeno

chi diceva ch’ero l’unico senso

della sua vita

e… voleva difendermi dal male.

…Non mi difese nemmeno da se stessa.

Carmelo Caldone

Le voci della città


index

Sotto la mantiglia della notte

quante voci confuse

echeggiano come treni sibilanti.

L’aria si profuma d’abbracci,

si profuma di sonno degli innocenti

e, si profuma del giglio estirpato!

Quante voci nelle taverne

a rimuovere un ricordo

tra bicchieri fluenti di birra

ma l’indomani più forte  il dolore

brinderà alla sua vittoria.

Quante voci

sotto la mantiglia della notte

sotto questa notte di plenilunio.

Sommo, immortale occhio

in pena e disorientato

per il nostro apparire…..

Carmelo Caldone

La poetessa


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Le regine celestiali

le consegnarono tre doni.

La bellezza

l’estro

e la purezza.

Dal male traeva

la primula ancestrale del bene

e nello specchio opaco

dell’umano vagare

rifletteva la sua luce in  versi.

Migliore della meraviglia

quando ognuno si sazia di creato

e non crede ad altrui pena,

ella con vellutata parola

mirava all’ultima farfalla

nel freddo  spiovere dei giorni.

Donna,creatura illuminata

idealismo di nobiltà per menti superiori

e lontana, lontana

irraggiungibile

dalle furie inutili di tardivi amori

ma completezza, stupore, mistero

isola per sognare

senza paura della fine.

Carmelo Caldone

Il ponte sul fiume


Su quel ponte ,quando univa

le rive delle nostre trame,

d’improvviso ti distaccavi dal mio abbraccio

e diventavi  gelida, immobile,

sembravi che non potevi più vivere

se non  in me…e per sempre.

Guardavi la corrente correre

che trascinava l’immagine riflessa

della nostra  città  illuminata.

In quella notte, l’ultima notte

che non si sarebbe mai più ripetuta

guardavi la corrente correre

e premunivi la fine di un amore.

Affidavi nelle acque la rosa del tuo pensiero

per cercare l’approdo della quiete.

Affidavo la mia rabbia  ai disegni divini

per dare un senso al destino.

Su quel ponte del fiume

non dovevamo mai passare

per evitare il pianto degli amori.

Non dovevamo mai  vivere

ma rinascere da nuova polvere

quando rigenera solo il fiore del nulla…

Non dovevamo mai vivere

per non illudere l’unico respiro

delle nostre due esistenze.

Carmelo Caldone