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Archivi del mese: dicembre 2014

Dove sarà mai quel luogo


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Dove sarà mai quel luogo che noi…sazi d’amore ci ricongiungeremo.

Nulla rimarrà della fiamma

se non il ricordo della sua cenere.

Nulla rimarrà delle nostre parole

se non in questa  eco di vento

fra le cime degli alberi

e le fiorite piane.

Così va la vita e l’amore

ed io mi libererò da ogni tristezza

perchè puntali s’affacceranno

i nostri desideri verso l’estremo

senso della felicità.

Perchè dunque tristezze

o i vostri addii d’amanti,

non vedete come il cielo

ci prepara qualcosa d’infinito

e gli astri,  l’impetuosità dei mari

e la rugiada senza specchio di lacrima

sui volti immortali di rose

per sempre si piegheranno

sulla nostra esistenza.

…Io li sento, li sento

in un richiamo senza fine.

 

Carmelo Caldone

La mia strada natale


la strada natale

Furori di memorie

sulle  vecchie mura

che a  drappi di quieti voli

ancora m’invitano  a disfiorire

la nomade fanciulezza.

Venni poco fa nella mia strada natale

quando ormai ha parlato  il Tempo

delle mie  giovanili  corse:

-E’ tardi figliolo

l’ombra del falco

ha irrorato ogni tuo  narciso

e stanno ormai i pozzi

con  l’eco dei tuoi versi d’allora

all’ombra della luna.

E quella madre tua al ricamo bianco

t’intreccia ancora  nuove primavere

con l’inno dei tuoni “voletegli bene”!

E quel padre tuo sul fianco del castello

nell’incudine batte ancora il suo martello

quale eco che rimbomba del suo forte cuore.

Se ne andrà stasera un cane in solitudine

con la notte fra i suoi denti….”

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

aristocratica, luminosa la poesia di Carmelo Caldone di Giacomo Amati


GIACOMO AMATI

25 Ottobre 2014

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Raffinata, aristocratica, luminosa la poesia di Carmelo Caldone

di Giacomo Amati

MIGLIONICO. Raffinata, aristocratica,luminosa:possono essere racchiusi in questi tre aggettivi i tratti distintivi nella poesia di Carmelo Caldone, poeta grottolese(56anni) coniugato e padre di due figli, autore di ben tre libri. il più recente “Sul velo oscillanti di luci”,collana i Gigli editore Montedit di Melegnano (Milano), ne contiene quaranta. Sono legate da un unico filo conduttore; il loro comune denominatore è il sentimento dell’amore, concepito come un linguaggio universale capace di affratellare gli essere umani e i popoli dell’universo. Per capire e gustare la poesia di Caldone, allora, non resta che far leva su di un concetto- chiave: è quelllo dell’amore. Un moto interiore forte che contraddistingue l’animo dell’autore e che pervade le sue liriche fino ad attrarre il cuore e la mente del lettore. Gli altri temi che ispirano la vena creativa di Caldone che, dopo aver vissuto per motivi di lavoro, per 45 anni a Fagnano Olona in provincia di Varese(vi emigrò da bambino nel lontano 1965, unitamente alla famiglia), da alcuni anni,  è tornato al suo paese natio, ove adesso risiede, sono quelli dell’amicizia, dell’immigrazione, degli affetti familiari, della natura. Non mancano ovviamenti i riferimenti ai valori della pace e della solidarietà. Si tratta di contenuti, ad ogni modo, che non brillano di luce propria, nel senso che vengono descritti solo e se sono funzionali a quello che resta l’elemento motore e distintivo della sua poesia: cioè l’amore. Cos’è allora l’amore  per Caldone? Scopriamo nelle sue sfacettature salienti “Amare-dice l’artista-significa prendersi cura del prossimo: bisogna farlo senza porre condizioni di nessun tipo”.Ne discende che l’amore non è un espressione retorica; al contrario, è un valore che rende migliori: arricchisce sia chi lo dona che colui che lo riceve. Ma, questo sentimento che “è come un faro che illumina la rotta dei naviganti e la via maestra da percorrere” non è concepito soltanto come una virtù, ma anche come capacità di comunicazione e conoscenza dell’animo umano. Non può essere accompagnato, nel modo più assoluto, dal dubbio nè da una condizione di costrizione. Si può, forse, amare controvoglia? L’amore, quindi, si fonda nella libertà dell’animo umano ed implica un’azione d’intelligenza e di etica alta: non può prescindere dal rispetto del prossimo. Conclusione: “la felicità dell’uomo-sembra dirci Caldone- sta nella capacità di amare più che in quella di essere amato. “Non può essere un mezzo, ma solo un fine”: il più alto che l’essere umano può desiderare di perseguire. Su questo valore la poesia di Caldone, quindi, è un inno all’amore,quello puro,considerato nella sua accezione celebrale e di spiritualità. E’ L’amore come verità.

Giacomo Amati

 

Tratto da”i miei pensieri dispersi”


Ci sono uomini che declamo i loro desideri

senza accorgersi del prossimo.

Ci sono persone speciali

che sanno ricambiare

tutte le emozioni di un cuore

ma porgono comunque una realtà visiva

e  i loro profumi d’esistenza

ti sanno accompagnare  nella luce.

Una volta ero grande

nel solo dare consigli…

e quando mi accorsi che nessuno

poteva farlo per me

vidi un arco e una freccia

sulla parte di un corpo celestiale

che mi puntava il cuore e l’anima

e mi centrò nella delicatezza

come quando si sfiora le labbra

per alimentare un sorriso

e ti sussurra che non potrai mai

essere solo.

Potrei rimanere comunque solo

in questa vita e le sue circostanze

e capire un poeta

non è facile a tante menti umane.

Stasera venti e quarantacinque

comunico il patto con la mia vita,

le dico che Lei è  importante

e forse al suo cospetto

sono meno importante io per Lei

…ma non importa

ci sono persone speciali

e vedo un arco ed una freccia

che mi punta il cuore e l’anima

sulla parte di un corpo celestiale

 

Carmelo Caldone

I miei appunti di strada


Se non fosse per la ragione

e l’intelletto

il mio silenzio avrebbe voce.

Una voce che potrebbe  dar vita

ad un amore superiore

all’amore stesso.

Molte volte mi chiedo

se non sia meglio confondersi

con la gente comune della folla

e ubriacarmi con la stessa allegria

di una sera

tra i banchetti della pochezza

e dai baci vermigli

dal sapore di un  dolce- amaro.

Ho il dono di una cetra

che in fin di conti…pochi la odono

ed ha lo stesso dissapore

di un petalo piegato nell’inverno.

Devo comunque andare

per la mia strada

senza mai chiedermi

di chi mi ha tramato questo destino.

I luminari di festa

hanno lasciato l’appello degli uomini

nella strada

di ciò che non ritorna al cuore

e di ciò che il domani, nell’ansia

lascia bocche sospese.

La mia ragione potrebbe essere assurda

in quanto la vita riserva comunque una meta

una  meta che ha il folle

e una meta che ha il saggio.

Vorrei preferire la prima ipotesi

…almeno potrei dire d’aver vissuto

nella verità del mio cuore…..

 

Carmelo Caldone

 

La libellula e il rovo


In disaccordo col mio tempo

e la mia paura di lasciare l’incompiuto

sollevo i miei giorni alla ribellione.

Vuole quest’anima mia salvare

la delicatezza della libellula

dal rovo e dai torrenti di vane parole

e dagli inganni  all’ombra nera.

Devono affrettarsi i miei versi

per lasciare nel pentagramma

delle sue ali

la rosa vermiglia del firmamento

ma tutto sembra scorrere

in una strana  esistenza

e la fronda ,la sponda di un fiume

se ne vanno nell’onda delle ore.

Sono un punto o una fluttuante sillaba

e dal fango un  germoglio che non vuole morire.

Da  un’altra vita mi aspetto

la piana senza inverni

senza la ferrea illusione

di un sogno che cade.

Nella delicatezza e silente

amo il suo volo

e non diventerò mai nei suoi occhi

pietra fragile d’uomo.

 

Carmelo Caldone

 

Un fermaglio di stella(seconda parte)


In me sei  angelica visione

laddove i ghetti del mio cammino

ancora tardano  di luci

e le ombre con mano serale

disegnano  sulla mia strada

alcune  sfuggite speranze.

Ancora ti raccoglierai nei capelli

un fermaglio di stella

a sigillare la metamorfosi

di un sentimento senza fine.

…Silenzio uomini

e furori della natura

e portatevi sulle  labbra il fiore

per rinnegare il male e il risentimento.

Come duole il silenzio e il teatro della notte

per quell’adagiarsi a corolla

del tuo cuore che vuole amare

e della tua anima che vuole trattenere

la speme dell’immortalità e delle coscienze.

In mille fiaccole di pace nella parola

e un amore tra le arpe

sai centrare ogni petto disilluso

per poi farlo ritrovare

in un magnifico giardino a primavera.

Sarà dolce pure  il mio soffrire

nell’ora che cadono e urlano le storie

e farò del mio corpo una sola ombra

che ti scivolerà  via  negli occhi

per sentirmi degno d’esser passato

…..nella tua bellezza.

 

Carmelo Caldone

 

 

Il mio augurio di Natale a tutti i miei cari lettori e lettrici


natale

Che il mio pensiero vi arrivi

in questo sfolgorare di luci e vetrine.

…So che ognuno di voi, miei cari

nelle dimore… consegnate

il vostro cuore alla fratellanza.

Credo nel bene

e non è solo per un giorno

quando ci risvegliano campane.

Rapirvi un pensiero  e alimentarlo in me

è ricchezza incomparabile.

…Buon Natale, miei cari

e se mi permettete….vi voglio bene!

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

Un poeta solo


Un trono ancora da definire

per un poeta solo

che non sa … se è per volere Divino

o per una marea d’irreale…

Hanno lasciato l’ingrato compito

agli uomini di temere

il figliastro del destino

quando si corrompe  e si ubriaca

soffocando creature.

Un  poeta solo… assorbe il grido

e il lamento

e negli  occhi di sgorganti   lacrime

un  poeta solo…vorrebbe dare un senso

come la delicata neve

sull’opacità di una primula dormiente.

Bisogna amare nella delicatezza del silenzio

e urlare quando dorme la notte

per risvegliarla nell’anima illuminata.

Un  poeta solo….lentamente

si ritira in posizione fetale

per rinascere ancora e stupirsi

nella meraviglia dei suoi respiri d’amore…

 

Carmelo Caldone

 

La fanciulla speranza


Sarò colui che ti attenderà alla porta

della fanciulla speranza.

Busseremo e le doneremo diamanti incontaminati

da sguardi che volevano macchiarli.

Siamo in strade distanti

ma così vicine da vedere il cielo inchinarsi

per tenderci la sua azzurra mano.

Eccoci ora a noi…con le nostre parole smarrite

e baci persi nel vuoto.

Altrove…fra i declivi dei respiri

e acute figure che scorrono

ci ritroveremo fra negli stami dei giorni

dove il fiore del minuto e dell’ora

s’aprirà all’inutile vanità del sole.

Una via lattea nella scia dei ricordi,

una città che darà un senso di luci

al torpore di chi ancora non si ritrova.

…E una bambina…

una bambina che a ritroso

macchierà d’innocenza l’enorme sera

Carmelo Caldone