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Sabato 31 Agosto in piazza a Montescaglioso Carmelo Caldone recita le proprie poesie

per chi si ama (Carmelo Caldone)


lamento 2

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Il ritorno alla casa natale


Mi ha accompagnato la sera alla soglia come se fossi ubriaco di stelle e d’alloro ho tinto la mia strada
storie e trame lontane nella lusinga dei tramonti
si schiudono nell’ora che ogni voce d’amore
al petto ritorna
e il paesaggio di carezza al cielo s’invola
mentre arde nel vento ogni memoria
…fossi stato l’immemore vagabondo
t’avrei comunque sognato
e negli occhi avrei il biancore del giglio
e il fuoco di un abbraccio che non si spegne

Carmelo Caldone

Il treno


Vena fluente che porta l’estasi di un’esistenza ritrovata
o lascia un frantumato sogno al suo sbatter di coda
ma disperso e violento è il bacio lanciato nell’aria
che ogni cuore amato non persuade,
fende paesaggi come dita o lame
a segnare un sorriso di chi apre o chiude una pagina d’amore,
culla di vento o stridii di freni con la sua luna materne a seguire
ma…la sua motrice è sempre avanti e si punisce di tempo
lasciando ancora nell’azzurro il bacio di due vite sospese…

 

Carmelo Caldone

Rienventeremo i giorni…


Lassù nella mia stanza nell’ombra
reinventeremo i giorni che non sono più nostri
ma d’oltremare quel sussulto d’ira
di chi nel fiore lasciò lo sfolgorio di una bellezza nel vento.
Tu ed io nella mia stanza nell’ombra ad ascoltare parole svanite
ad ascoltare passi nella strada con ancora gli abbracci immolati
negli alberi del viale.
Quanto silenzio in noi ma senza quel senso del nulla
quando sa rapire la speranza
e la nasconde nel nostro batticuore lontano.
…D’oltremare quel tuo bianco rossore
e la tua voce di lamento nel ricader violento alla terra
come il petalo in pianto dell’ amore….

 

Carmelo Caldone

Inno alla poesia


Cosa c’è in quest’aria del mio tempo
che odora di fiori senza nome
cosa c’è in questa voce che tiene labbra chiuse
e impazzisce e grida nel fiorire del mio sonno.
Fosti stata un leggero dono ora non avrei il tormento
e non m’inchinerei ad ogni pietra del mio passaggio
ti cerco e mi cerchi e quando m’illumini…. mi lasci…
Bella e inquieta nello specchio del mio mare
e da una finestra del mio disincanto
tu mi vedi e mi trasformi in sfinge
del tuo amore che perdutamente
perdutamente non finisce…

 

Carmelo Caldone

Il tram


Quella bella Milano che raccoglieva le luci della strada

e se li portava con unico respiro negli orizzonti

…autunno millenovecentosettanta…ricordo di quella sera
l’andante tram che trascinava un volto dal bacio d’ombra

fin lassù nell’alta stanza della metropoli

e in olocausto un silenzio o una pagina d’amore
cadeva poi nel freddo grigiore della notte

….ancora t’ascolto perduto battito dall’eco di ferraglie e stridio di freni come a voler fermare la pioggia del lamento.

..rumori di bicchieri a brindare la croce dell’addio e del mezzo sorriso

che scivolava via sul limite delle labbra di chi attende ancora

l’estasi e il dolce inganno…quel tram numero venticinque come gli anni di Eleonora
o come i suoi sogni in fiore nella bella ghirlanda di un’anima ormai volata altrove…lontana…

 

Carmelo Caldone

Il mio rifugio sognato(da poesie d’amore)


E’ nella vastità della mia stessa anima
…nella vastità fantastica di un campo dove si scorge il miraggio
dei tuoi occhi.
Verrai a me all’alba come la prima rondine sui fili d’argento ma dovrò rinnegarti per meglio ridarti
altre nuove primavere e così che t’amo
senza dirti che ti amo poichè la parola

si spegne solamente nella bocca mentre il mio amore è l’universo
e t’amerò di più delle vermiglie catene che ci legano l’anima
di più di ogni felicità sognata… di più della vita e dei suoi risvegli al sole…
Vedrai il mio rifugio sognato con le pareti di vento
e il mio letto vellutato di viole e la mia finestra aperta negli astri
….e vedrai la vittoria del tempo sulle mie liriche incompiute….

 

Carmelo Caldone