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Archivi del mese: settembre 2014

Il diamante freddo


 

Il diamante freddo lo vidi

circondato  d’aloni fatui

e me ne pentii per averlo solamente

guardato.

Tre angeli vennero a soccorrermi

con tre doni nelle mani alate

Il primo mi offriva una primavera di riscatto

il secondo la culla e il volto chino di mia madre

e il terzo teneva il  canto poetico

di una vera bellezza

che pose  il fine

alla sfinge della mia tristezza.

 

Carmelo Caldone

Diamo un senso…


Diamo un senso al gelo della lontananza

accendendo fuochi di attesa.

Diamo un senso di pace

alle voci senza risposte

quando si faranno avide la sere

dei nostri occhi.

Andiamo con l’infantile sognare

sulla balza infuocata dei tramonti

e diveniamo fari

sull’oscura fronte degli amori inconsolati.

Fuggiamo via dalle strade affollate

di altre umane storie

e patteggiamo col Signore dell’oblio,

chiediamo la sua clemenza

nelle isole del nostro sonno.

Quel Signore dell’oblio

che ubriaca la mente

ma che lacera il corpo nella solitudine.

Quel Signore dell’oblio

che toglie quasi indolore  la lama

di un amore cercato ma senza domani.

Diamo un senso alla vita

nella sua povera dissolvenza

accendendo fuochi di attesa

sulla balza infinta delle nostre anime.

 

Carmelo Caldone

 

 

Bimba felice (poesia premiata al concorso nazionale de “La clessidra di Terni”


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Quando per gioco

lanciavamo i sassi nel fiume,

tu guardavi il cerchio nell’acqua crearsi.

Il tonfo sordo del sasso non volevi udirlo

perchè come tua svanita chimera

s’affondava.

L’acqua limacciosa cancellò

quel breve aperto disegno di un cuore

e tu quasi in pianto mi poggiavi

la dolce testolina sul petto.

…Quei cari luoghi dei sogni

giammai vorrò che il tempo li tramuti,

perchè ancora in essi voglio ritrovare

l’orma dove tu eri…

Eri bimba felice

con lussureggianti ninnoli al collo

e con vesti color tenui

di un sole all’alba.

Eri bimba felice

senza un inganno provato

nè stranita di amori

ma io di quel miglior fiore

non seppi apprezzar valori

che solo ora, ormai tardi

nell’inquietudine degli anni mei…

 

Carmelo Caldone

Nevica sul mare (poesia premiata al concorso internazionale di Varese) “Casa editrice La casa dell’amico


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M’appare

questo cadere

d’anime bianche e lontane,

nevica sul mare…

Sono quelle anime che mi amarono

e che ora liquefatte

tra le acque tumultuose

mi gridano ancora:

Dove sei, che fai, chi ami?

Ed io su questa sponda

sento l’istante che mi cancella

come cosa già passata

o come un vago raggio di  sole

destinato a spegnersi.

Nevica sul mare…amore mio

dove sei, dove sono?

Cerchiamoci ancora

per non lasciare al crudele nulla

questo enorme respiro d’amore.

 

Carmelo Caldone

 

Alla soglia del suo cuore


So che alla soglia del suo cuore

attende il mio rivale.

Non gli dirò mai nulla per di più amarla

e le lascerò il tremito  che hanno le stagioni

quando accolgono i venti, le piogge

e le azzurrità immense.

Sarò colui che non vorrebbe mai morire

per non cessare mai d’amarla

 

Carmelo Caldone

Non può essere solo un sogno


Non può essere solo un sogno

incontrare le tue pupille

ma è anche una  linfa che annulla la fine

e la precarietà di questo vivere

diviene monumento d’oro

raggiungibile nell’enfasi

di ogni ora del mio tempo.

…Non ti dirò mai   niente

nè metterò all’erta ogni tua sensazione

per non darla vinta

al fragile specchio delle parole.

…Dove curva il mare

lasciando il suo golfo in attesa

mi ritroverai vagante naufrago

impercettibile come onda che si disfa

sulla  riva.

…Non ti dirò mai niente

poichè la completezza della mia passione

sta nel giglio reclinato in un’ombra

che non ritorna nemmeno a sera.

Più forte della vita con le sue catene

e le sue ferree trame

ti sconvolgerò nel soffio del sogno

e sarà solo allora… che raggiungerò la mia pace.

Non può essere solo un sogno… amarti

se l’ebbrezza della mia anima non svanisce mai

nemmeno nella tarda ora

tra le povere stanze  del mio sonno…

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

 

 

Tormento di contrada (tratto da “Amori lucani”)


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Lassù un volo di sparviere

accompagna al riposo

una vecchia locomotiva senza carrozze

prima ancora che il banditore

gridi la sua noia senza le ali.

Segue le tue  ombre un giovane che ti ama

e ti presenti al lui nel riverbero

di una loggia infuocata:

Guarda che sudario porto nel seno

ne poggerai il capo quando sarò sposa,

di merletto bianco è ornato il mio guanciale

come le nevi della mia malinconica terra.

Perde incantata la luna le sue stille di pianto

ed io perdo nell’attesa i tuoi baci di sangue.

Voglio scordare le tue altalene scellerate

e i tuoi ciondoli di bestia alla gola

per non avermi mai sgualcita.

Perde incantata la luna le sue stille di pianto

ed io nell’attesa perdo i tuoi baci di sangue.–

Lassù un volo di sparviere

accompagna a morire

una vecchia locomotiva senza carrozze.

 

Carmelo Caldone

 

 

Lettera all’amica poetessa


Siamo  sotto il  lume di una rosa stellare

in questo tempo che ci è sempre debitore.

Mi chiuderei gli occhi per non risvegliarmi,

ti chiuderesti gli occhi per non risvegliarti

quando la violenza consegna il suo nuovo concerto

all’alba dei giorni.

Che fai stasera? Glicine dall’aspetto eterno

lungi dalle catene delle stagioni

ma così brillante

seppur di rivolo di lacrima sulle  labbra.

Stasera nelle pareti insulse del mondo

ti vedo splendere

nella scia di un cielo senza perdono.

…Esprimi nel teatro dei respiri

la tua chiusa con  il tocco finale

quando apre l’inizio di una bella speranza.

…Ma in me, mia cara

riappare sempre una lettiga di sole

che mi conduce nel letto della sera

sempre più stanco e malato d’amore.

Che fai mia cara … stasera?

Noi, che non crediamo  al nulla

ma questo nulla bussa continuamente  alle porte

come l’ultimo vagabondo senza meta.

I tuoi versi, i miei versi

sono lettere nel fuoco

e si fanno  fiori per non morire mai

nemmeno  negli autunni del cuore.

Sotto il lume di una rosa stellare… rivivo

e ti penso nella delicatezza di un petalo

maledettamente e vigliaccamente

accarezzato nella bufera

di questo tempo terreno.

 

Carmelo Caldone

Svegliati amore


Svegliati amore…

Riaccendi le stelle dei tuoi occhi

in quest’ultimo alone della notte

e porgi la tua bocca

all’amaro bacio del silenzio.

Svegliati amore

e non dolerti dei miei giorni,

io da tempo mi son tolto ogni tormento dal petto

e vivo fanciullo

ma sospira e ama i miei pensieri

che come allodole spaventate

hanno lasciato il giovane grano

di una terra lontana.

Vorrei per amore

non entrarti mai nel cuore

come non vorrebbe un’anima di farfalla

entrare nella ragnatela dei sentimenti.

…Morirebbe di prigionia e con ali piegate.

Quanta vaghezza sento

seppur ti chiamo

ti penso

ti sogno

ti piango.

Quanta incertezza nel mio cammino

quanta malinconia cruenta

che non trova mai il fine.

Sospira e pensami

in quest’ultimo alone della notte

ma non dolerti della mia vita

così  come non si duole la possente quercia

che non saprà mai

dove l’ultima delle sue foglie

andrà a morire.

 

Carmelo Caldone

Il dono dell’esistenza


Le montagne svettano

sul petto dell’eterno

e i fiumi scorrono nelle vene della terra

ma in qualche parte del mondo

sento piangere l’innocenza.

Il tutto s’acciglia negli orizzonti

e mi chiedo dove sia la mia collocazione

in questo grande albero tentacolare

dell’esistenza.

Qual’è il fine della mia vita?

Una vita che vorrebbe chiudere

le labbra al male col mio semplice vivere

quando impercettibile ascolta il lamento

di malefiche sirene dal potere del disincanto.

I fiumi scorrono

e la rosa vermiglia del mio pensiero

naviga nelle correnti del silenzio.

Un silenzio d’amore

senza la facoltà di un compimento

ma con rondini  partite sugli altari azzurri

nel segno di rapide croci di volo

nel segno che io esisto

nel segno che voglio esistere

nel segno che voglio amore.

 

Carmelo Caldone