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Archivi del mese: ottobre 2013

L’alunno meridionale : tratto dal mio primo libro “Mia terra addio” (io da bambino)


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Quel grembiulino donato

dalla signora buona

dirimpetto casa mia

lo sentii addosso come carezza d’amore.

D’altro paese venni

col cuor di petalo

qui tra le vie a narrare

gioie d’infanzia lasciate.

I miei compagni di scuola

allora ignari del mio canto

al mio banco non venivano

nè sentivano  il bene

che sospiravo.

Sotto quel campanile

della chiesa di San Gaudenzio

additavo le campane

che somiglianti alle mie laggiù

avevano lo stesso suono di pace

lo stesso Dio che chiamava….!

….Era lo stesso Dio che chiamava.

Carmelo Caldone

L’eremo del poeta


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Ella di bellezza nuova

ritornò nell’eremo del poeta.

Ritornò In quella dimora

sospesa fra le aperte mani degli orizzonti.

Si spense la luna

nell’attimo di una lacrima

che inondò la pianura e la montagna

e dalla sua bocca ormai rapita

scaturirono interrotte  parole

per  quell’amore che non voleva morire:

—Tu m’hai amato

e non fosti felice,

io ti ho amato nell’illusione di vederti felice

ma correvi fendendo l’aria dell’infinito

aprendo le vele delle tue liriche

a quel vento d’esistenza che non amavi…—-

In quell’attimo si pietrificò

ogni respiro del poeta

che diede la speranza alla morte

di cogliere  un’altro fiore dalla terra.

Si lesse nei suoi occhi la scia di una barca

che serenamente volgeva alla riva.

Carmelo Caldone

tratto da: “Le mie meditazioni”


Ho saputo attraversare il fiume torbido dell’invidia,

acque che tentano d’infettare i mari dell’anima.

Ma sull’altra riva non ho trovato comunque la pace

nè la certezza di aver perdonato

e quest’ultima sensazione mi rattrista

poichè mi duole di misera fragilità umana.

 

Carmelo Caldone

La recita ( Matera 4 settembre 2013 mostra “Respiri d’arte”)


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Una sala piena di gente

ed io che recitavo

il grido delle mie liriche.

Di me stesso non c’era nulla,

solo l’inutile plauso

che riempiva le mie mendiche  mani d’attore.

Posavo lo sguardo

su quella donna

seduta in penultima fila.

Ella raccolse i miei tormenti

e se li portò via

nei  suoi occhi involati altrove.

Fuori s’abbelliva Matera

e gli amanti leggevano nei cieli

la precarietà delle loro storie

mentre correva l’illusione e lo stupore

fra le strade sconnesse del mio cuore.

M’applaudivano agli epiloghi dei miei amori

e raccolsero le mie brame

fra le rive dei loro sorrisi,

fui il cantore di una sera

e poi via..di nuovo nella folla

con le mie frecce e gli scudi

in questo vivere che mi da guerra.

Ritornate anche voi nella folla, gente

come statue animate dai sogni

e lasciate che io veda le vostre orme

rifiorite nel fango dei miei giorni.

Ritornate ad applaudirmi

dal palco delle vostre memorie

e sarò per voi le tenera onda

o il ricordo che non fa male

simile al fiocco di neve sulla rosa.

Una sala piena di gente

ed io che recitavo

il grido delle mie liriche.

Carmelo Caldone

Le strade


Anche le strade dell’infelicità

hanno il loro punto d’arrivo,

forse per me sono le più facili da proseguire

da quelle strade che conducono al cuore amato.

Le navi raggiungono i loro porti,

i treni fendono l’aria d’abbracci sospesi

e gli orizzonti hanno la rovina dei cieli

ma il mio volto e la mia anima

resteranno  per sempre nelle strade.

Non ho regni per riposare e realizzarmi,

c’è sempre quella farfalla nera dell’inconscio

insaziata d’amore e di vita nell’ombra della mia luce.

Dove sei vita?

Sei forse negli occhi di chissà quale vero amore

o nelle trame lontane

che libera la mente come un’assurdo aquilone

che non vedrà mai più la terra?

Le strade dell’infelicità io le vedo più semplici

difatti non sento clamore

ma è solo un’assordante pulsare di lento pianto

che prima o poi sarà accolto fra le mani di qualcuno

o solamente  fra gli argini delle mie strade

Carmelo Caldone

L’inconfessabile amore


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Il tuo volto cercava la luce nei miei occhi

e la città a sera  sui nostri corpi

riponeva  le sue ali stanche.

Te ne andavi con la scia del mio cuore

nelle galere della ragione.

Quale sensazione così grande m’avvolgeva

mentre i fiumi della mia disperazione

cercavano il mare.

Non posso confessare d’amarti

perchè non ti completerei d’infinito.

Le nevi si sciolgono

e le piogge s’asciugano

ma questo amore inconfessabile

è un sole che si ferma all’alba

è un  vento che non porta gelo

è  un amore che non fa male

è un amore più grande dell’amore stesso.

Te ne andavi nei viali dei miei pensieri

mentre volavi di paura

nei cieli annuvolati dell’ignoto.

Meglio lasciarti il dubbio della  mia chimera

che concludere un arrivo su questa terra,

chiuderebbe il ciclo di un grande fiore.

Ma poi, tutto  ci ritorna chiaro  in questa vita

come un quadro stampato nei nostri occhi altrove,

tutto ci ritorna chiaro

nell’ora che leghiamo la superba follia

alle grate dei nostri sogni.

Carmelo Caldone

Inno alla solitudine


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Mai vissi da padrone di me stesso

come ora, su questo fiume.

Scorrono figure acquose

trascinando i fiori dei miei pensieri

che affogano e poi riemergono.

Raggi di quel che fu il nostro sole

si spengono fra le schiume d’antichi rimorsi.

Odo rumori di folle che si amano,che si odiano

e tentano con braccia d’aria d’avvolgermi.

Ma solo il tuo spirito è mio e vive fra i miei fogli

con tre parole che sfidano il  tuo destino:

–Dimenticami–ama– e sii felice–

Carmelo Caldone