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Il vagabondo


Poco più di un euro

per pagarsi un caffè

alla stazione centrale di Milano

e una mezza sigaretta

per poi finirla tra altri fumi di un ricordo.

Nell’angolo una  venditrice d’amore

col sorriso compromesso

rivolto al viso del suo cupo mondo

insegnava alle stelle come non morire mai

e lassù… la sua stanza sempre accesa

pendeva alla clemenza di Dio.

Il vagabondo…creatura dimenticata

dalla mente elegante del destino

consegnava il dilemma del pianto

nella bella città genuflessa

agli eterni combattenti del bene e del male.

 

Carmelo Caldone

 

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Informazioni su carmelocaldone

Scrivimi: caldonegs@virgilio.it

»

  1. che siamo un po’ tutti noi. le stazioni offrono sempre spunti umani. bentornati Carmelo. buona giornata!

    Rispondi
  2. Il vagabondo è la parte irrequieta dell’uomo civile, quella che si ribella…

    Rispondi
  3. Un grande plauso, Carmelo
    Stile delicato e toccante nella descrizione poetica del tuo Vagabondo
    Bacioni
    Mistral

    Rispondi

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