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Archivi del mese: agosto 2014

L’allegra tristezza


Il colore del fiore

non racconta agli occhi

la carezza svanita dalle tenebre

ma splende nel mistero della sua  bellezza.

Lasciatemi somigliare

al colore di quel fiore

e d’allegra tristezza vi parlo

con voce di neve nel vento dell’ apparenza.

E’  caduta una luce fra le mie mani

ed ho paura… aprire la mia carezza.

Che ne sapete voi amanti

nella vostra brevità con le sue ceneri.

Io vi parlo con allegra tristezza

è solo cosa mia avviarmi

nei regni che nessuno mai mi toglie.

 

Carmelo Caldone

Negli occhi degli innamorati


All’erta sto nell’anima mia

come  se temessi  la rosa estirpata alla terra

e il suo svanire per sempre nel cuore.

Negli occhi degli innamorati  mi chiami

e come si risveglia il giorno …tu  mi tremi ancora.

Qui seduto sotto lo stamo della sera

oh innamorati , vi contemplo da pellegrino

che non conosce il letto e la virtù  del suo  sognare.

Meglio andarmene solo e stanco

per non portare allegrezza

all’istante che finisce.

Meglio chiedere clemenza al vento

per diradare la nebbia del rimpianto.

Chi sono io?

e dov’è il vostro domani?

Vi confondo all’urlo di una sirena

o al vagito fiorito della  vita,

vi penso nella catena  di una lacrima

ormai legata al rigo di un bacio

…che poi si ripiega al giustiziere del sonno.

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

 

Serata di premiazione “La voce del cuore” Grottole 7 agosto 2014

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Tutto tace e l’anima grida

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…Avanti attore dell’incanto

troppo grave e senza risposta hai il tormento.

Tutto tace e l’anima grida

in quel punto che ami  e si ferma

il tuo misero tempo.

Avanti attore , il tuo lume si esaurisce

e la seconda ala,la più forte… è ferita

per quel volo incomprensibile al  mondo.

Fiammeggiano gli occhi di chi ami

e vorrebbero dirti:- è vero anch’io ti amo ma non posso-

Lo scenario è di pietra

e nelle vene del cuore lei non ti passa più

…fa freddo e si dissociano i respiri

nel gelo di un sogno che non si avvera.

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

 

 

Frammenti di ricordi e album dei miei cari

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Mia figlia Sara

Centoventi giorni al bivio

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Non sapevo cos’era

forse era felicità apparente

forse era  la metamorfosi del sogno

divenuta corpo e  realtà

forse era angoscia e follia

con la sua ombra gialla

di un presunto non ritorno.

In quei centoventi giorni al bivio

lasciai fuori il vestito della vita

e affidai un messaggio d’aiuto  al mare

nella barca senza vela della mia esistenza.

Chiedevo al  sonno di mia madre

il mio nuovo risveglio

ma in quel tempo solo un volto

con le sue labbra di marmo,

un volto emblematico

tra l’insicurezza di un amore

e la passione esasperata  negli occhi.

Non ebbi risposta dal sonno di mia madre

in quei centoventi giorni al bivio

e tuttora… non so cos’era…

 

Carmelo Caldone

Temo La tua bellezza

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Oltre i confini del credo umano

questa paura svanirà!

Sarai nell’acqua dei mari

nel vortice delle tempeste

e nella parola che diviene musica.

Non morirai

non ti darai

e non sarai mai

di una vulnerabile passione.

Ora in questa vita non siamo appagati

e sentiremo quanto breve

sarà pure il respiro.

…Ma oltre

oltre i confini della notte

e nella sede del vento

potessi posarmi come polvere

su quel fiore che ti rammenta.

 

Carmelo Caldone

L’incontro

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Era la penultima pagina dell’inverno

ed esultai con la timidezza silente di un bambino

per quell’incontro ideato dalla clemenza del tempo.

M’apparve all’ erta delle luci serali

quando sapevano fugare

le ombre  di un mio tardivo dolore.

…Da dove veniva quella creatura dal fare elegante

in cui la virtù della parola l’argentava

e la  sua lacrima di sogno s’assopiva.

Da dove veniva  e quali senatori delle stelle

la conclamarono nel mio cammino.

Fumi   di disperazione  nella mia mente

d’improvviso si diradarono

e simile ad una freccia al cuore

mi centrò senza più angoscia e tormento.

Era la penultima pagina dell’inverno

senza verso che si quieta nè più clamore di tristezza

ma simbolo d’omaggio all’onda lieve

del mio incerto domani.

Da quella penultima pagina dell’inverno

non peniamo più in questa vita

per non darla vinta agli arcieri degli amori

quando portano nei  loro carnieri la preda conflittuale

e semplicemente terrena di questo grande tormento

…ma noi , dolcemente  e per sempre

bianchi e sospesi

saremo  nell’aria che non ci consuma

e nel respiro che non s’interrompe…

 

Carmelo Caldone