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Archivi del mese: luglio 2014

Nel silenzio


Ciò che  il tormento per una meta divampa

l’acqua stellare del silenzio lo spegne.

…E’  un’ora tarda la mia ora che amo

quando pure le  lancette della notte si uniscono  a me

per dirmi –Nel silenzio tu sai amare–

Barcollano gli emarginati nella città

rotola un barattolo di latta nella via

e violenta la felicità scioglie le sue catene

…ma nel silenzio non m’illudo

e nel silenzio ti amo.

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

 

 

Lettere senza risposte


Non è per nutrire l’avida regina della solitudine

che invio lettere in tutti i modi.

Lo faccio per l’infinita esigenza

di spogliarmi dall’uomo comune,

non sono stato designato per nascondermi

nell’ombra di me stesso

e fare conti per quello che mi ritorna in cambio.

Se devo soffrire per amore non importa

vuol dire che è il migliore degli amori.

Pensiamoci tutti e non badate mai

quando vi dicono la vita è una sola,

quando vi dicono che bisogna affrettarsi per rubare

le migliori perle che vi passano negli occhi.

Lo dicono perchè sono maledettamente poveri

così poveri e ciechi.

Ma come potete  non vedere questo urto nella vita

che sobilla  le sue note nel primo sole  del mattino

o di una finestra spenta che apre chissà quale  storia.

Invio lettere senza sapere chi le legge

e non voglio nutrire l’avida regina della solitudine.

Lo specchio è infame per  quello che non mi ritorna

ma non importa

sono solo lettere senza risposte.

 

Carmelo Caldone

 

 

Dietro le nuvole oscure


 

notte

Lasceremo  nella scordanza

l’imprevedibile senso dei nostri baci

per non avvelenarci poi la vita

di quella dipendenza d’amore e di corpi.

Lasceremo  la perfida passione

per parlare solo  di candore

dietro le nuvole oscure.

Frammentari e volanti petali di fiori sconosciuti

ci affideremo al colpire insensato delle notti

e nella gentilezza dei frastuoni

ci chiameremo dietro finestre lontane.

Un gelo di fuoco sulla muta bocca

placherà ogni ribelle primavera

quando nell’angolo di una strada, la luna

punterà  in alto il suo santo silenzio.

Non mi resta che sull’altura del mio tempo

guardarti danzare nelle tue fiorite piane

e lasciarti andare

nella demenza del mio oblio…

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

 

Vuole evitarmi la paura…


Vuole  evitarmi la paura di perderla

ma non  vincerò  mai la paura

e arriverò  all’estremo dell’amore.

Quello che la metamorfosi della vita offre

non incide in me,

ho solo nelle mani il mio pianto stesso

e la linea del suo sorriso

che comunque avrà un’altro fine.

…Se avesse  pena per me non mi lamenterei

almeno avrei suscitato un’attenzione,

e su, dai!…poeta  di strada recita ancora

vedrai che domani un plauso

nutrirà una sensazione che finisce

nel fondo di un bicchiere.

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

Lascia che io richiami a me i messaggeri dei miei versi


Ci sarà un giorno

che al raduno dei miei  pensieri

non potrò mai più

manifestarti il mio amore.

Lascia che io richiami a me

i messaggeri dei miei versi.

Tu sarai seduta sul trono dell’indifferenza

con immutata bellezza

ma altresì irraggiungibile

così irraggiungibile da sfidare

il più magnifico dei sogni.

Ci sarà un giorno

quando la luce e l’oscurita, in conflitto

mi piangeranno addosso le loro piogge

ma non avrò disperazione

poichè come l’albatro che non conobbe mai

la sua isola tra le alcove sincere delle nuvole

così io approderò  senza illusione

nel limo dei miei giorni.

Ci sarà un giorno che richiamerò a me

i messaggeri dei miei versi

nell’ultima ed emblematica versione della mia vita

ormai e  per sempre genuflessa

al trono della tua indifferenza.

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

 

 

 

Ci fu un tempo che sentivo nemico il mare


Ci fu un tempo che sentivo nemico il mare

lui sapeva toccare la linea degli orizzonti

mostrando e togliendomi  una strada celestiale.

Questo vociare di strada

non ha la stessa magnificenza

e s’è indurita la pietra del mio esilio

con la luce  oscura  delle venditrici d’amore

e  il gozzovigliare con il vino della dimenticanza.

La mia reminiscenza vuol dipingersi di pace

in questa grande tela umana

ma mi riporta indietro con infantile desiderio

di rigiocarmi di nuovo la vita

o con un nuovo risveglio di chi mi allattò.

Ci fu un tempo che sentivo nemico il mare

…non sapeva comparare  la mia anima

nonostante il mio grido confuso

che mi vedeva solitaria conchiglia

senza nessun ricordo tra la sua rena immortale.

 

Carmelo Caldone

 

 

 

 

 

 

 

 

Si definiva una dea


Avevo dato una parte migliore del mio cuore

che mi era sfuggita alla ragione

nelle mani di una donna  che si definiva  dea.

Mi accorsi però che non sapeva amare.

Lei giudicava gli uomini come candele

ed erano preziosi finchè avevano la fiamma viva

quando illuminavano la sua finzione oscura.

Gli uomini li buttava via

come cera consumata

e non si chiedeva con quanta disperazione

finivano i loro giorni.

Ora preferisco una dimora solitaria

col suo via-vai di rondini,

preferisco non specchiarmi più da uomo

per ingiusta sconfitta

e per aver dato quel tempo una parte migliore

del mio cuore.

So che nell’umiltà vi è la bellezza vera

ho avuto il dono e l’estasi di incontrarla poi,

col suo sorriso e la nobile accortezza

come la protezione di una meravigliosa ala

sull”accecante umano peccato.

 

 

Carmelo Caldone