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Archivi del mese: febbraio 2014

Gli innamorati al bar


Seduti al tavolo di un bar

la loro bellezza fluiva

tra un bicchiere spumeggiante  di birra.

I loro occhi involati altrove

cercavano tra le luci la  felicità.

Mi videro entrare in quel rumore

che stonava il mio silenzio,

mi riconebbero per l’umile notorietà

di poeta nelle mie vie natali

e mi chiesero due versi al loro amore.

M’infastidii poichè ero già stanco

di rispondere al chiasso della mia solitudine.

Volli accontentarli e strappai loro un sorriso.

Al ritorno venni travolto dall’ansia

e pensai al loro destino

mentre le vie del mio ritorno

erano invase da rondini radenti la terra

e il sole nell’abbraccio dell’imperdonabile tempo

ancora con indifferenza

porgeva alle nuvole quei due volti

innamorati al bar.

Carmelo Caldone

La poetessa (quarta parte)


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Sempre elegante di giovinezza

diviene il suo tempo,

si fonde nel miraggio della non fine

e scende nelle corde

di quel violino del suo cuore

e sul lago inquieto della vita

crea il cerchio  meraviglioso del sogno.

Un anno è passato da quell’  istante

quando scese nel mio cammino

l’astro che si fece corpo

quando la sua voce e il suo sorriso

si fecero scalinate per raggiungere

il giardino celeste degli amori eterni.

L’arpa delle mie parole

non potrà mai completarla

e s’infrange sull’ombra  del mio stesso  dolore.

Quante note di sue  melodie

divenute visioni di mete

o semplicemente l’acume verso la pace

o il tormento sublime che accende

il nobile donarsi  all’amore.

Scrive nell’alone serale a caratteri d’oro

nella stanza che s’affaccia sui cieli

e non potrà mai amare

se…la vera fiaccola del bene

non dovesse tingere di luce

le tenebre delle menti.

Un anno è passato

e nel mio risveglio, l’alba del suo sorriso

tinge di luce le tenebre del mio avvenire…

Carmelo Caldone

lettera alla vita e a me stesso


Bianche sono ancora le redini

di quel mio destriero

dalla criniera perduta nel vento.

Nei ghetti del tuo fumante apparire

vidi la perla incontaminata del primo amore.

Venni rinnegato all’ ambito volo

e restai nelle pagine dell’ ombra

per tracciare il senso infinito delle mie parole.

…O vita per un’attimo fuggita

e poi ripresa al canto delle foreste sibilanti

e dai mari sfioranti le mie isole  immaginarie,

dove sei vita, e dove ti nascondi

con quelle labbra assetate da inaridite passioni.

Senza duolo del tempo mi giri il volto

e senza duolo dell’amore

mi fai  fragile essere

nelle bufere dei miei stessi anni.

Bianca, vidi apparire

la carrozza del non ritorno

che  portò via la regina che mi allattò

e con il suo scialle notturno senza notte

ancora m’avvolge il corpo

nel calare  delle mie sere,

ancora vedo il  suo seno immortale

sotto quest’enorme  vestaglia di luna.

…E, poi colei, ricordi…vita?

Colei che teneva in una mano

la ghirlanda della mia esistenza

e nell’altra un pietra di ghiaccio

e che ora consegna  la sua assurda quiete

fra le  lenzuola macchiati dai  rimpianti

e come il fiore del loto ormai appassito, il suo sonno

nelle rive  delle mie memorie per sempre…. s’arena…

Carmelo Caldone

E le donne stanno alla finestra (tratto da “Le mie ribellioni alla violenza”


Sento grave  nell’ora più spenta del giorno

quest’aria  nella pace lunare.

…E, le donne stanno alle finestra

e alcune hanno la chimera

trascinata nell’asfalto.

Fermatevi al giglio,uomini violenti.

…E le donne stanno alla finestra

col biancore che vola

verso l’iride di un Dio  in pianto.

Io uomo?

Devo temere di somigliare al mio simile

se estirpa per avidità l’amore.

Mia madre mi diceva… dormi

quando per violenta premonizione

vedevo…sentivo… il male.

Ora son passati molti anni

e il male  lo rivedo ancora nella cronaca

e il giglio che genera il petalo bianco della vita

molte volte ha la sua chimera sull’asfalto

e mia madre  non c’è più per dirmi….dormi!

E, le donne stanno alla finestra

nell’ora più spenta del giorno.

Carmelo Caldone

Lasciatemi andare


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Lasciatemi andare

dove i cieli hanno potere su tutto.

Lontano dal grigiore delle strade

e dalle farfalle nere dell’incerto.

Lontano dagli occhi vuoti

che s’illudono di rapide felicità.

Lasciatemi andare fra gli altari azzurri,

là…troverò lei… vestita di velo

che dipinge la nera notte dei peccati

col suo infinito candore,

là…lei mi aspetterà

e mi leverà dal petto il cuore

per difenderlo dal male

e da me stesso.

Carmelo Caldone

Consegno un fiore del mio pensiero (dedicato a una persona speciale)


Potrei portarti dei fiori

ma preferisco lasciarli

nella terra dove esprimono

la propria bellezza,

non mi va di recidere il ciclo vitale della natura.

A te  consegno un fiore del mio pensiero

e non aggiungo parole

per non crearti un tumulto

o l’enfasi di un  ricambiare

….ma non devi ricambiare

e quando ti mostri ai miei occhi

tu non potrai mai sapere

quanta meraviglia sei nella mia vita.

Ho una lettera da spedirti

ma forse non la spedirò mai.

Meglio lasciarti con la gratitudine

che sfida il tempo nella similitudine degli angeli.

Lascia che io ti consegni

un fiore del mio pensiero.

Volerti bene mi fa tanto bene.

…E non aggiungo parole…poesie

sarebbe come ripetersi…

Ti consegno un fiore del mio pensiero

e volerti bene mi fa tanto bene…

Carmelo Caldone

Le note perdute


il violino e la rosa

La città apriva il suo scenario

alla platea dei volti

e la musica della vita

saliva all’attento orecchio del destino.

Erano note che davano alimento

là…con  le  bellezze abbracciate

specchiate nelle fumide vetrine della sera.

Ora… son  note perdute

ed ognuno in quella città chiude

la propria finestra

come se lacrime altrui non vuole.

Note perdute fra i drappi d’argento

e fra lo scorrere dei  tram

quando trascinano l’ansia dei corpi

nelle stanze rischiose degli amori.

La città apriva il suo scenario

alla platea dei volti

e qualcuno per una carezza pagava

trascinando il suo misero sogno

sull’acqua limacciosa di un fiume.

Carmelo Caldone

Gli angeli guardiani


angelo

Più lontana di quella nuvola

m’artiglia lo sguardo

l’inquieta aquila.

La nicchia di quell’ultima torre s’è spogliata,

s’è spogliata del mio volto fanciullo

quando nello stupore della sera

volava fra gli infiniti sentieri.

…E, voi pensieri divini, illustri, impeccabili

ditemi perchè le ombre fiorite dei tramonti

e il battere del sole nelle nostre  albe

d’improvviso  si gelarono.

Potessi ribellarmi e lasciare un segno

in questo cielo che mi fa male.

…Venite angeli guardiani dei grandi amori

e diteci che c’è ancora tempo,

aspettateci ai vostri cancelli azzurri.

E, voi ribellatevi, fronde, valli, pianure, mari

e montagne,

travolgete con le vostre meraviglie le menti

che per vile  dispetto spensero il  nostro ardore.

…E, voi pensieri divini, illustri impeccabili

ditemi perchè sulla nostra vita che oscilla

non ci arriva più il calore di un incontro.

…Tornerai, tornerai  nelle stanze del mio sonno

e nell’attesa brucerò in fretta la mia veglia

per correre  con te sulle rive dell’infinito…

Carmelo Caldone