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Archivi del mese: febbraio 2014

Una lettera ai miei cari lettori.


Una volta

scrivevo sulla mia olivetti lettera 25

oppure sui fogli sparsi nelle mie tasche

che poi finiva che non li trovavo mai,

molte volte per sopperire a questo disordine

scrivevo sul palmo della mano.

…Ora c’è il mio portatile

che mi guarda e mi dice di scrivere

poichè vi è la fratellanza dietro allo schermo

e… sono poesie le tante anime con le loro storie.

Perdonateni  se affollo le mie pagine

con questa esigenza di comunicare…

Ella lo vuole

questa Regina che non si sazia mai

e se non l’accontento mi porta

nelle sue spietate galere del nulla.

…A giorni ci sarà la festa degli innamorati.

Guardate che tenerezza terrena

tra i profumi dei fiori che impregnano l’aria.

Pensate, quanto importante impegno

a dirsi l’uno con l’altra…-Ti amo-

Io stasera non voglio parlarvi  di me

ma temo ed amo nello stesso tempo questo clamore

che travolge l’aria stessa che  respiro.

Vi voglio bene , e non voglio essere ripetitivo.

…E per chiudere vi dico

Felice sera a tutti voi…

Carmelo Caldone

La Regina poesia


la mia giovinezza fuggita

( la mia giovinezza fuggita)

Dall’alto con i tuoi fili

mi conduci nelle vie più oscure

così io possa decantare gli albori della speranza.

Mi guardi furente se vorrei sfuggirti

e liberarmi da quei sospiri che m’infondi,

fai scempio del mio cuore

e con un ghigno ironico di sfida

esigi canzoni…e canzoni

per le tue schiere umane…smarrite.

Pietosa mi guarderà la mia donna

dal suo terrazzo di vulnerabili fiori

e scrollerà il capo per un disappunto

per la mia corsa faticosa

nei meandri del quotidiano.

I tuoi fili mi portano… dove non so

e l’incertezza tra il riso e il pianto

coloreranno il mio volto di burattino

nel vago tentativo d’incantare

e di suggere il miele d’amore

in questa disparità di cuori.

Mi coricherò per te, nelle lande lontane

esalando un ultimo  verso

…trasfigurato nelle nebbie dei mattini.

Carmelo Caldone

L’inganno della felicità


Prescelto dalla Dea in fiamme

venni portato sul trono dei mari

aveva l’arco e frecce di fuoco

e mi centrò il petto della vita.

…Cenere spiove,ora  sui miei anni

e gli orizzonti hanno il colore del mio sangue

per  quella ferita aperta ai suoi ricordi.

Prescelto per non morire e per non vivere

fui re delle sue lusinghe

ma col ritroso pensare all’amara fine di tutto.

…Cenere su quelle mie  pagine

e pioggia sul mio  andare…perduto.

Meglio non aver mai assaporato

il miele che incanta

e rimanere nella stasi dei  giorni uguali

che morire  ogni volta con te perduta

per un sole che s’accende

e, poi si spegne…

Carmelo Caldone

Gli innamorati al bar


Seduti al tavolo di un bar

la loro bellezza fluiva

tra un bicchiere spumeggiante  di birra.

I loro occhi involati altrove

cercavano tra le luci la  felicità.

Mi videro entrare in quel rumore

che stonava il mio silenzio,

mi riconebbero per l’umile notorietà

di poeta nelle mie vie natali

e mi chiesero due versi al loro amore.

M’infastidii poichè ero già stanco

di rispondere al chiasso della mia solitudine.

Volli accontentarli e strappai loro un sorriso.

Al ritorno venni travolto dall’ansia

e pensai al loro destino

mentre le vie del mio ritorno

erano invase da rondini radenti la terra

e il sole nell’abbraccio dell’imperdonabile tempo

ancora con indifferenza

porgeva alle nuvole quei due volti

innamorati al bar.

Carmelo Caldone

La poetessa (quarta parte)


images (17)

Sempre elegante di giovinezza

diviene il suo tempo,

si fonde nel miraggio della non fine

e scende nelle corde

di quel violino del suo cuore

e sul lago inquieto della vita

crea il cerchio  meraviglioso del sogno.

Un anno è passato da quell’  istante

quando scese nel mio cammino

l’astro che si fece corpo

quando la sua voce e il suo sorriso

si fecero scalinate per raggiungere

il giardino celeste degli amori eterni.

L’arpa delle mie parole

non potrà mai completarla

e s’infrange sull’ombra  del mio stesso  dolore.

Quante note di sue  melodie

divenute visioni di mete

o semplicemente l’acume verso la pace

o il tormento sublime che accende

il nobile donarsi  all’amore.

Scrive nell’alone serale a caratteri d’oro

nella stanza che s’affaccia sui cieli

e non potrà mai amare

se…la vera fiaccola del bene

non dovesse tingere di luce

le tenebre delle menti.

Un anno è passato

e nel mio risveglio, l’alba del suo sorriso

tinge di luce le tenebre del mio avvenire…

Carmelo Caldone

lettera alla vita e a me stesso


Bianche sono ancora le redini

di quel mio destriero

dalla criniera perduta nel vento.

Nei ghetti del tuo fumante apparire

vidi la perla incontaminata del primo amore.

Venni rinnegato all’ ambito volo

e restai nelle pagine dell’ ombra

per tracciare il senso infinito delle mie parole.

…O vita per un’attimo fuggita

e poi ripresa al canto delle foreste sibilanti

e dai mari sfioranti le mie isole  immaginarie,

dove sei vita, e dove ti nascondi

con quelle labbra assetate da inaridite passioni.

Senza duolo del tempo mi giri il volto

e senza duolo dell’amore

mi fai  fragile essere

nelle bufere dei miei stessi anni.

Bianca, vidi apparire

la carrozza del non ritorno

che  portò via la regina che mi allattò

e con il suo scialle notturno senza notte

ancora m’avvolge il corpo

nel calare  delle mie sere,

ancora vedo il  suo seno immortale

sotto quest’enorme  vestaglia di luna.

…E, poi colei, ricordi…vita?

Colei che teneva in una mano

la ghirlanda della mia esistenza

e nell’altra un pietra di ghiaccio

e che ora consegna  la sua assurda quiete

fra le  lenzuola macchiati dai  rimpianti

e come il fiore del loto ormai appassito, il suo sonno

nelle rive  delle mie memorie per sempre…. s’arena…

Carmelo Caldone

E le donne stanno alla finestra (tratto da “Le mie ribellioni alla violenza”


Sento grave  nell’ora più spenta del giorno

quest’aria  nella pace lunare.

…E, le donne stanno alle finestra

e alcune hanno la chimera

trascinata nell’asfalto.

Fermatevi al giglio,uomini violenti.

…E le donne stanno alla finestra

col biancore che vola

verso l’iride di un Dio  in pianto.

Io uomo?

Devo temere di somigliare al mio simile

se estirpa per avidità l’amore.

Mia madre mi diceva… dormi

quando per violenta premonizione

vedevo…sentivo… il male.

Ora son passati molti anni

e il male  lo rivedo ancora nella cronaca

e il giglio che genera il petalo bianco della vita

molte volte ha la sua chimera sull’asfalto

e mia madre  non c’è più per dirmi….dormi!

E, le donne stanno alla finestra

nell’ora più spenta del giorno.

Carmelo Caldone