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Archivi del mese: gennaio 2014

La poetessa(terza parte)


Noi uomini

nei nostri remoti  stami dei giorni

crediamo di carpire la bellezza

quali unici giocatori delle vie

che portano al cuore dell’amore.

Illusi e poi con la bocca smarrita

vedremo la poetessa, l’unica regina

tramare i suoi fili d’oro

e sostenerci per non cadere

nell’usuale fango.

La poetessa è un fiore che sfida le stagioni

e… se è inverno nei ghetti della passione

divamperà la primula del suo canto.

Noi uomini poeti… ma solo per metà

quando vediamo la sua  doppia bellezza

sia nell’arpa dolce

sia nel petalo che vola alla luna

dovremmo vivere due volte

e senza l’azzardo di amarla

per non  contaminare il suo bacio senza fine..

Che mi canti…

che mi canti,  il volo nel chiuso della sua palpebra

per sognare la sua stessa  luce.

Carmelo Caldone

Riconoscimento dell’associazione “Magna grecia lucana di Torino” Grottole 28 dicembre 2013


Recita la sera del 28 3

L’alba e la notte (tratto dalla raccolta “Le mie lettere alla luna”)


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Desiderare  l’alba

che raggiunga  presto  la notte

eludendo la sera

quale preludio d’ombre più struggenti.

Desiderare  l’alba

che raggiunga presto la notte

come la brevità di un respiro.

Il giorno è troppo chiaro

e frantuma con i suoi furori

le assenze e le presenze

con la gioia di un attimo

o con l’ansia che conduce

nell’acuto ripensamento del tardi.

Meglio il bacio dolce- amaro

ed un sussurro notturno

che lasciano navigare chimere

nella calma del mare.

Meglio ammonire il travaglio dei sensi

per poi liberarle nelle stanze

dove riposano le pupille incompiute di luci

che chiudere gli occhi a un sole accecante

e breve…!

Carmelo Caldone

 

Confessione d’amore


Ti confesserò il mio amore

prima che il Signore dell’estremo addio

affili le sue lame.

Non ti dirò parole d’amore

che possano compiacerti

ma adagiato su un talamo di rose bianche

ti chiederò solamente d’essere accarezzato.

Null’altro mi preme

quando mi raggiungi nel profondo

e mi doni i tuoi battiti di vita

come rintocchi delle mie ore.

Nessuna ribellione avrò

ma il mio cercato tacere

per urlarti  quanto t’amo!

Per compiacerti sarò la tua felicità

il tuo sorriso

la tua speranza

o il falco senza dimora….

Carmelo Caldone

Nella sede del vento


Sento… nella sede del vento

il fragore di tante anime

con le sue impulsività

che sfiorano il male e la guerra.

Vedo fra le vie traviate

i lampi azzurri dell’innocenza

ma…poi nell’aria frenetica si spengono.

Il bene dovrà avere la sua immortalità

pietrificando solo i respiri del male

ma…tutto sembra disperatamente confuso

e le mantide del tempo

vestite di  carezze irraggiungibili

ancora intrecciano vermiglie catene al  cuore.

Carmelo Caldone

Dove finirà questo giorno


Dove finirà questo giorno…

Un’altro giorno nella mia esistenza anonima

che va a posarsi sul palmo di una mano.

Una mano qualunque

che brancola nell’abbraccio negato.

Potrei ironizzare sulla mia poesia

quando inutilmente scivola e se ne va

sul gelo delle anime..

Si costruiscono palazzi

e regni di benessere

e si accendono roghi di speranze inascoltate.

…Non posso cambiare niente

è più forte il mondo e ne ho perso

la frastornata visione.

Rimango quaggiù…nella mia casa natale

dove mia madre

sapeva riscaldare la mia fronte

irrequieta di versi…

Carmelo Caldone

La mia vita,un segreto e la mia notte


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Dove sono le migliori virtù

per decantarti

mio segreto del cuore  senza fine.

..Quando ritorna la mia notte

ritorna la pace…

Fanno male i conflitti

che intrecciano rovi

e il fiore giallo della gelosia

apre continuamente i suoi petali

creando l’opacità di una storia d’amore.

…Ma il mio segreto del cuore  è grande

e nessuno me lo porta via

e non ha ore contate

e non ha  violenze d’addii.

Carmelo Caldone

Treni


Quanto acre desiderio

di salire sui treni,

salire solo  per portare  un respiro aggiunto.

Treni…vene fluenti che portano

l’estasi di un’esistenza ritrovata

e ricongiungono  storie al bivio.

Ma…come disperso e violento

è il bacio spezzato

così con  violenza corrono i treni.

Quanto acre desiderio

di salire sui treni

e nello specchio del paesaggio che va,

alla prima fermata il mio abbraccio

all’uomo che va raccogliendo

l’ultima lacrima di una pupilla svanita.

Treni per dimenticare

simile alle culle  di vento

con la luna materna che segue.

Ma…le motrici sono sempre avanti

e si puniscono di tempo

lasciando ancora nell’aria illuminata

il bacio di due vite spezzate.

Carmelo Caldone

Il regno di me stesso


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M’affido,quando si creano le nuvole

al regno di me stesso.

Venite amici miei

nonostante il mio tormento del  vivere

vi ascolterò,

siamo comunque compagni di stazione

con ognuno il suo bagaglio

legato da un filo di sogni..

Il regno di me stesso si sta sgretolando

negli occhi di chi non vuol  vedere

perciò  fate presto amici miei.

Domani un’altra sirena nella città

mi farà temere la sorte del mio simile

e non sarò  più forte.

Potrei diventare un vile che fugge

nell’aperta rosa che reclina

o divampa  nella vita.

Ma abbiate speranza

mi ritroverete comunque

nella vostra sete di felicità

e farò appello al mare fluorescente della mia anima

per dirvi  che l’oscurità è solo un’incubo

se  avete sempre   l’amore nel cuore.

…E’  tardi e sono stanco

e mi vuole la luna nella sua sede

e mi vuole un’amore sconosciuto

per ridargli il bene che merita

e mai.. l’ombra più nera del  volto.

…Fate presto amici miei…sono stanco!

Carmelo Caldone

Preludio alla nostra eternità (tratto dalla raccolta “Le mie lettere alla luna”)


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S’abbatteranno i ricordi all’incalzare dell’oblio.

Verranno lacerati i silenzi dai frastuoni acuminati

di felicità e tormenti

e tu mi chiamerai…mi chiamerai dietro una finestra lontana.

Ritorneranno le lune e i giorni votati alla luce

ritorneranno le tue parole nel fremere di tempeste

ritorneranno le notti naviganti

nell’oceano del nostro universo

ma non vinceranno su di noi

gli ancestrali dilemmi che colpiscono

i dolori degli uomini

nè vedremo mai spezzarsi catene che legano

il sangue delle nostre anime.

Carmelo Caldone